Istituto Tecnico Commerciale per Geometri e per il Turismo



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  • Anno scolastico 2003/04 classe 1^A igea
  • Progetto - Comunicazione
  • ovvero
  • "Segni e Simboli,
  • Lettura e Traduzione"
  • (Che compaiono in ordine alfabetico e non in ordine di disciplina)
  • Partecipano al progetto gli insegnanti:
  • Amadio Roberta……………………..……..Scienza della Materia
  • Anibaldi Nanda…………………………….Italiano - Storia
  • Cambio Assunta…………………………....Matematica
  • Cisbani Maria Grazia……………………....Francese
  • Gherardi Silvano……………………….......Religione
  • Luciani Maria……………………………....Inglese
  • Marcaccio Fiorella…………………………Diritto ed Economia
  • Marota M.Giuseppina………………….......Trattamento Testi e Dati
  • L’ideatrice
  • e
  • la coordinatrice
  • del Progetto
  • è
  • la Prof/ssa
  • d’italiano
  • Nanda Anibaldi
  • INTRODUZIONE
  • Segni e simboli: leggere e tradurre
  • Leggere e interpretare la realtà visibile con ogni mezzo per arrivare a cogliere anche quella meno visibile con qualche attenzione in più.
  • La maggior parte degli insegnanti collaborano per organizzare un progetto di lavoro che abbia obiettivi comuni perché tra le materie non c’è distacco: lo abbiamo creato noi con la nostra mente.
  • I “Promessi Sposi” saranno il nostro testo base. Sarà il nostro osservatorio da cui partire per la ricchezza e la complessità del pensiero e delle riflessioni. Per la capacità descrittiva e argomentativa. Per le analisi e le analogie. Per i segni e i simboli che ne costituiscono il tessuto.
  • STRUMENTI:
  • acquisizione e sviluppo delle capacità di osservazione
  • conoscenza di tutti i linguaggi possibili
  • sviluppo delle capacità analitiche, logiche e analogiche
  • sviluppo di una capacità di pensiero che va al di la di una prima e spesso superficiale lettura
  • acquisizione di linguaggi specifici e utilizzo degli stessi in via contestuale.
  • CONTENUTI: Specifici di ogni disciplina.
  • CONTENUTI TRASVERSALI:
  • della pubblicità
  • dei mezzi mediatici
  • della natura
  • delle sue trasformazioni
  • della realtà socio/politico del nostro paese e dei paesi delle lingue studiate (una notizia al giorno)
  • della realtà socio/economica del nostro paese in relazione ad altri.
  • METODI:
  • osservazione guidata sulla realtà che ci circonda che si evince anche dai testi
  • scoperta guidata
  • lezione/applicazione
  • libri di testo/ altri testi (utilizzo della biblioteca).
  • Mezzi mediatici. Laboratori (linguistici e scientifici).
  • Incontro con esperti. Conferenze inerenti il tema proposto.
  • Qualche visita guidata che sia attinente.
  • Coinvolto quasi tutto il consiglio di classe, il che equivale a dire tutte le discipline che concorrono a raggiungere gli OBIETTIVI:
  • SEGNI E SIMBOLI
  • NEI TESTI DELLA
  • LETTERATURA ITALIANA
  • Scheda critica del libro
  • IL PIÙ GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE
  • BIOGRAFIA E TEMPO STORICO: Roy Lewis(1913-1996) ha lavorato molti anni come giornalista per il “Times” e l’ “Economist”. Di Lewis, oltre a “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” (apparso per la prima volta nel 1960), Adelphi ha pubblicato “la vera storia dell’ultimo re socialista”(1993) e “Una passeggiata con Mr. Gladstone (1995).
  • NUCLEO FONDAMENTALE DEL RACCONTO: il progresso dell’uomo nel corso degli anni a partire dalla sua vita primitiva.
  • PERSONAGGI PRINCIPALI: Edward ( definito alla fine del libro come il più grande uomo scimmia del Pleistocene).
  • PERSONAGGI SECONDARI: i figli di Edward tra cui Ernest che è il personaggio che racconta la storia, la madre di Ernest, le sue zie, lo zio Vania, Alexander, Wilbur, Oswald, Griselda e Clementina.
  • TEMPO RACCONTO E TEMPO AUTORE: la storia si svolge nell’epoca dell’uomo primitivo ed è raccontata al tempo passato da un autore de xx secolo.
  • LE PAROLE CHIAVE: fuoco e progresso.
  • LE PAROLE TESTIMONI (testimoniano epoca e stato sociale): Miocene, Pleistocene, Neolitico e Paleolitico.
  • SINTESI DEL RACCONTO: questo libro racconta le varie scoperte dell’uomo primitivo che sono principalmente avvenute nel periodo definito Pleistocene.
  • Il realizzatore della scoperta principale cioè quella del fuoco, è Edward, il capo di una famiglia primitiva. Inizialmente sapeva soltanto trasportare il fuoco dal vulcano, poi con il passare del tempi grazie a William, riesce a produrre il fuoco con la selce; purtroppo, però, non aveva calcolato i rischi di tutto ciò perché non si rese conto inizialmente che con quella invenzione aveva distrutto molti ettari della foresta in cui cacciava con i suoi figli e proprio per questo che con la sua famiglia dovette lasciare la sua caverna.
  • Alla sua scoperta si era sempre opposto Vania, suo fratello, che fin dall’inizio aveva considerato il fuoco sempre come pericolo e mai come vantaggio secondo il quale si poteva migliorare la propria salute cocendo i cibi.
  • Ernest e i suoi fratelli lasciarono per un po’ di tempo la loro famiglia, costretti dal padre, nell’intento di formarne una loro, per poi tornare a casa con Clementina e Griselda (quest’ultima era la compagna di Ernest).
  • Edward inventò l’arco per cacciare con più facilità e insegnò ad Ernest come utilizzarlo, migliorarono gli utensili in pietra e, senza volerlo, conobbero la musica e la danza.
  • MESSAGGIO AUTORE: l’autore sottolinea il progresso dell’uomo che aveva bisogno di progredire per non rimanere una scimmia. Man mano che va avanti scopre nuovi elementi per migliorare la sua vita.
  • IL PIU’ GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE
  • SEGNI E SIMBOLI
  • Durante le vacanze di Natale la nostra professoressa di italiano ci ha fatto leggere “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Lewis.
  • Il racconto è molto affascinante e dotato di grande umorismo per cui si legge bene e si arriva fino alla fine con interesse.
  • IL nucleo centrale del racconto è l’evoluzione dell’uomo dal Pliocene al Pleistocene, di invenzione in invenzione e di scoperta in scoperta, di cui il fuoco la scoperta che segna un’epoca e cambia la storia.
  • Abbiamo letto questo libro facendo attenzione ai segni e ai simboli che vi compaiono.
  • Ne abbiamo elencati alcuni:
  • I venti gelidi che soffiano dal nord annunciano un
  • inverno pesante per cui gli uomini ammucchiano
  • legna per riscaldarsi.
  • La legna fresca sfrigolava e quella secca crepitava, il segno è che, se la legna sfrigolava era fresca, se crepitava era secca.
  • “Ziff- ziff- ziff” era il verso che lo zio Vania faceva quando attraversava la foresta per andare alla capanna di Edward.
  • Il blu delle mani dello zio Vania era un segno del freddo.
  • Studiavano le abitudini degli animali per cacciarli, o per difendersi, o per trarne un utile (seguivano la pista degli elefanti che sradicavano gli alberi per raccogliere la legna; dividevano la carcassa degli animali morti con i leoni).
  • Quando il vulcano eruttava gli animali scappavano quindi deducevano che gli animali avevano paura del fuoco; ecco che allora loro utilizzavano fuoco non solo per scaldarsi, per illuminare, per cuocere o per fondere, ma anche per difendersi dagli attacchi degli animali feroci.
  • Quando si accorsero che la carne a lungo conservata si deteriorava, cominciarono a pensare che essa aveva bisogno di essere conservata per cui escogitavano i modi di conservazione.
  • Quando si accorgevano che le piante attiravano uccelli ed emanavano i profumi, era segno che stava arrivando la primavera.
  • SEGNI E SIMBOLI NE “I PROMESSI SPOSI”
  • Segni e simboli: ce ne sono migliaia attorno a noi, basta uscire di casa, per la strada e guardare i cartelli stradali; ognuno di questi ci indica qualcosa, una regola da rispettare per non provocare incidenti, pericoli.
  • Possiamo trovare segni e simboli anche nel teso base della letteratura italiana:”I Promessi Sposi” scritto da Alessandro Manzoni. Questo romanzo racconta la storia due giovani, Renzo e Lucia, che vengono infastiditi da Don Rodrigo, un signorotto che governava il borgo di Lecco in cui abitavano i due Promessi che dovevano sposarsi:
  •  Il primo episodio in cui compaiono segni e simboli, si ha quando don Abbondio, il curato del paese che doveva celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia, viene fermato dai “bravi”(collaboratori di Don Rodrigo, che lo minacciarono: se avesse celebrato quel matrimonio, sarebbe morto). Il curato riconosce i bravi da lontano perché vestivano in modo particolare e malconcio: avevano pantaloni alla zuava, un corno appeso al collo pieno di polvere da sparo, una pistola molto grande appesa ad un cinturone e i capelli spettinati e tenuti in una reticella verde.
  •  Tornato a Lecco, Renzo e Lucia decidono di celebrare il loro matrimonio in segreto cogliendo di sorpresa don Abbondio. La stessa notte Don Rodrigo decide di far rapire la giovane dai suoi bravi; questi si recano a casa della sposa, ma non sentono alcun rumore e dopo aver scardinato l’uscio di casa, vedono tutto in ordine, anche i letti, da questo si può capire che non c’era nessuno.
  •  Renzo dopo aver scoperto che don Abbondio non voleva celebrare le sue nozze per colpa di Don Rodrigo, su consiglio di Agnese, la madre di Lucia, si reca dall’avvocato Azzeccagarbugli a Milano. Entrato nel suo studio Renzo nota i ritratti dei Cesari: questo ci fa pensare a qualcosa di molto ampolloso, così come ci fa pensare ad una professione mal esercitata e ad una cultura non vissuta il fatto che tutti i libri nello studio erano molto impolverati. Azzeccagarbugli diceva solo quel poco che ricordava e non sempre lo diceva correttamente: era un avvocato di poco valore.
  •  Il matrimonio segreto fallisce, Lucia si reca a Monza mentre Renzo va prima a Milano poi a Bergamo dal cugino Bortolo. A Monza, Lucia è sotto la protezione di suor Gertrude, una badessa, fattasi suora per volere della famiglia e non suo. Anche per questo, era una suora trasgressiva, infatti, non teneva affatto al ruolo che ricopriva nel convento e neanche a quello di suora. Era vestita diversamente dalle altre monache: aveva il vestito stretto in vita e qualche ciocca di capelli fuori dalla cuffia. Il segno e il simbolo è la trasgressività.
  •  Renzo recatosi a Milano viene coinvolto in un tumulto generato dal rincarnimento del pane e dopo essersi mescolato tra la folla decide di recarsi in un’osteria per refrigerarsi; qui Renzo nota una gran confusione: bottiglie e bicchieri per terra, disordine ovunque. Questo rappresenta i “segni” lasciati dal caos generale che si era scatenato persino nelle osterie.
  •  Altri segni e simboli si hanno quando Renzo torna a casa sua, nel piccolo borgo di Lecco, va nella vigna e vede erbacce dappertutto, lasciata al suo destino poiché nessuno l’aveva più coltiva.
  • IL “PALAZZOTTO” DI DON RODRIGO
  • Nel quinto capitolo dei Promessi Sposi viene descritto il grande palazzo o il “palazzotto” (come lo definisce il Manzoni) del signorotto del paese, Don Rodrigo.
  • Padre Cristoforo viene avvertito da Lucia che non può più sposarsi perché Don Rodrigo ha impedito a Don Abbondio di celebrare le sue nozze. Il padre spirituale si reca a casa della giovane per cercare una soluzione al problema e mentre parla con Lucia e sua madre, arriva Renzo che viene sollecitato da Agnese a fare silenzio perché, come poteva vedere, il frate stava meditando.
  • È proprio qui che troviamo il primo segno di questo capitolo: la donna, infatti, incita Renzo a fare silenzio con un gesto della mano.
  • Quando padre Cristoforo decide che sarebbe stato opportuno parlare personalmente con Don Rodrigo, fa promettere a Renzo che non avrebbe fatto nulla senza consultarlo e alla promessa Lucia fa un sospiro di sollievo, segno che era felice per il fatto che il suo amato non avrebbe fatto lo stesso errore che in passato aveva commesso padre Cristoforo.
  • Il Manzoni fa un’accurata descrizione dell’abitazione del signorotto servendosi di parole fisiche e paragoni per introdurre al meglio il personaggio.
  • Ai piedi della collina c’erano una serie di abitazioni in cui vivevano alcuni contadini che in realtà erano i vecchi “bravi” di Rodrigo che un tempo lo avevano servito con fedeltà:
  • tutto questo si poteva capire dal fatto che dagli usci che erano aperti si poteva vedere all’interno della casa le armi usate in passato, gli attrezzi per lavorare il terreno nel loro presente, le reticelle verdi che utilizzavano per tenere i loro capelli malconci quando esercitavano ancora il loro lavoro e contenitori per la polvere da sparo.
  • Avevano insegnato anche ai loro figli un comportamento ostile nei confronti di tutti coloro che arrivavano, risultando in questo modo provocativi e petulanti e mostrando la perdita della loro innocenza, così come le donne sembravano pronte ad aggredire chiunque e non soltanto con le loro parole.
  • Dopo aver superato il gruppo di case Fra Cristoforo salì per una viuzza a chiocciola e si ritrovò davanti al palazzotto di Rodrigo:
  • la porta era chiusa, segno che il padrone non voleva essere disturbato.
  • Le finestre che davano sulla strada erano chiuse da imposte sconnesse e difese da grandi inferriate: il tutto era immerso in un grande silenzio che avrebbe potuto far intendere che quella casa fosse vuota.
  • Ciò non era possibile, perché vi erano due grandi avvoltoi, uno vivo e l’altro morto, e quest’ultimo era segno di un potere che però si andava sgretolando così come si stava disgregando il palazzo perché poco curato.
  • Padre Cristoforo venne accompagnato da un bravo nella sala in cui si stava svolgendo il banchetto di Rodrigo e assistette alle varie discussioni che si erano aperte tra gli ospiti tra i quali c’era anche l’avvocato Azzeccagarbugli.
  • I commensali erano tutti amici di Don Rodrigo e, quando si trovavano nei guai, facevano sempre riferimento al signorotto che aveva una certa influenza sulla legge: una legge che per il motivo appena annunciato non poteva essere applicata e che si ripercuoteva sempre nei confronti dei più deboli.
  • Gli ospiti stavano discutendo di un “ambasciatore” che venne malmenato perché aveva portato una cattiva notizia.
  • Altro argomento era quello che riguardava la guerra per la successione del ducato di Mantova: questa discussione si faceva piuttosto provocativa per padre Cristoforo che fino a quel momento aveva cercato di stare tranquillo ma alla fine reagisce.
  • Anche la carestia era argomento di discussione e ogni commensale provvedeva a esprimere la propria opinione: tra questi c’era anche il conte Attilio, cugino di Rodrigo, che alzando la voce per sovrastare gli altri voleva sostenere il suo pensiero.
  • Nel ventesimo e ventunesimo capitolo dei Promessi Sposi vengono descritti il castello e la notte in cui l’Innominato, da antagonista del racconto, diventa il personaggio chiave che aiuta Lucia a fuggire dal suo rapimento.
  • Il castello era situato in una valle angusta e uggiosa sulla cima di un poggio ricco di precipizi e tane.
  • IL CASTELLO E LA NOTTE DELL'INNOMINATO
  • Questa posizione permetteva al padrone di casa di controllare la situazione nella valle:
  • Il fatto che il castello si trovasse così in alto rispetto al paese può anche essere un segno di sfida nei confronti di Dio perché bisogna sapere che l’innominato non riconosceva alcuna persona superiore a lui.
  • Don Rodrigo si reca al castello per commissionare all’uomo il rapimento di Lucia e all’ingresso fa aspettare il Griso, suo fedele servitore.
  • Passando per le stanze, si poteva notare un castello sempre in assetto di guerra perché vi erano sale tappezzate di moschetti, di sciabole e di partigiane.
  • Dopo aver ascoltato le parole di Rodrigo, l’innominato promette di aiutarlo, ma già da questo momento iniziava a mettersi in crisi la sua forza e il suo potere perché, rimasto solo, si pentì di aver dato la sua parola.
  • L’innominato decide di commissionare il rapimento della giovane al bravo Egidio, amante di Gertrude che proteggeva Lucia. La suora, aveva sempre amato l’uomo, decide di assecondarlo e con una scusa manda Lucia fuori dal convento e le dice di passare per i boschi dove la stavano aspettando gli sgherri. Appena vista la ragazza, gli uomini la afferrarono e la misero nella carrozza dopo averla addormentata.
  • Quando si svegliò Lucia, impaurita, si mise a dire il rosario che era un simbolo di fede.
  • Era ormai sera quando la carrozza arrivò al castello dell’innominato dove Lucia viene accolta da una vecchia. Il padrone di casa decide di incontrare la ragazza e dopo un lungo colloquio avuto con questa riflette molto su tutto quello che aveva sentito, alle suppliche fattegli da Lucia di lasciarla andare.
  • Le parole di Lucia sono un segno della Provvidenza, perché la giovane fa da tramite tra l’uomo e la Provvidenza stessa.
  • La ragazza, come l’innominato, passa una notte insonne. L’uomo pensa a ciò che aveva fatto in passato, pensa a coloro che aveva fatto soffrire e ripensando ad una frase che aveva pronunciato Lucia (Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!) decide che era ora di smetterla di compiere tutte le sue malefatte. E inizia a farsi molte domande.
  • All’alba l’innominato sente il suono delle campane che sono in questo caso segno di festa e si chiede che cosa succede e dopo essersi recato in paese scopre che stava arrivando il cardinale Borromeo e decide di chiedergli udienza. È questo il passaggio fondamentale della conversione dell’innominato.
  • DAI SEGNI
  • PITTOGRAFICI
  • GEROGLIFICI
  • CUNEIFORMI
  • AI SEGNI ALFABETICI
  • LE ORIGINI DELLA SCRITTURA
  • La nostra civiltà ha come fondamento tutto ciò che gli uomini hanno pensato e prodotto nel corso della preistoria e della storia.
  • Il mezzo più antico de cui si sono serviti gli uomini per trasmettere le loro conoscenze e i loro pensieri è il linguaggio mediante il quale i padri insegnarono ai figli tutto ciò che era necessario per sopravvivere. Verso la fine del Paleolitico gli uomini cominciarono a servirsi anche di un altro mezzo espressivo: il disegno. Tutti i disegni/graffiti possono essere considerati i primi esempi di scrittura a noi pervenuti.
  • Oggi, noi siamo abituati a fare una netta distinzione tra disegno e scrittura, ma in realtà questi due importantissimi mezzi espressivi sono stati strettamente congiunti per lungo tempo e possiamo dire che anche la scrittura da noi adoperata attualmente è un tipo particolare di disegno. Un importante passo avanti, per quanto riguarda l’uso della scrittura, avvenne probabilmente tra il 10000 e il 5000 a.C.: a questo periodo risalgono numerosi ciottoli, cocci e frammenti di vasi di argilla che presentano sulle loro superficie strani disegni geometrici.
  • Le popolazione residenti lungo il corso del Tigri, dell’Eufrate e del Nilo adoperarono il disegno per esprimere i loro pensieri nella fase più antica della loro civiltà.Verso la metà del IV millennio a.C. i Mesopotamici e gli Egizi introdussero due grandi modificazioni: semplificarono i loro disegni e divisero l’episodio che volevano raccontare in una serie di piccoli disegni separati. Quest’ultima modifica, però, poteva essere applicata solo in caso in cui il disegno non avesse elementi astratti perché in caso contrario sarebbe stato tutto più difficile: si poteva rappresentare un uomo buono ma non la bontà.
  • A questo punto, nel corso del IV millennio a.C., in Mesopotamia e in Egitto, alcuni sacerdoti e funzionari della collettività loro sottomesse raggiunsero un accordo intorno al significato dei diversi segni. Il modo di rappresentare un disegno che esprime l’oggetto raffigurato viene noi chiamato pittogramma.
  • LA SCRITTURA CUNEIFORME
  • L’esempio più antico di scrittura per mezzo di pittogrammi è stato ritrovato in Mesopotamia: si tratta di una tavoletta di calcare sulla quale vi sono disegni raffiguranti teste, mani, piedi, arnesi e attrezzi da lavoro: essa risale probabilmente alla metà del IV millennio a.c. In quel tempo i Sumeri scrivevano sopra le pietre, ma queste erano poco agevoli per incidervi i disegni necessari e impiegavano troppo tempo per scriverci; l’intensità dei traffici commerciali fece sentire il bisogno di trovare un materiale sul quale fosse possibile scrivere più rapidamente.
  • I Sumeri ricorsero all’argilla e con essa vennero modellate tavolette sulle quali erano incisi disegni per mezzo di un giunco appuntito.
  • In un secondo tempo gli scribi, semplificarono i disegni : essi abolirono completamente tutte le linee curve e utilizzarono soltanto trattini orizzontali, verticali e obliqui. Inoltre pensarono di comprimere nella superficie della tavoletta tutta l’asticciola: in tal modo ottenevano una linea perfettamente diritta con grande rapidità. Poiché l’impronta che il giunco lasciava nell’argilla era molto simile alla forma di un chiodo o di un cuneo, questa scrittura viene chiamata cuneiforme, cioè a forma di cuneo.
  • I disegni eseguiti in tal modo non avevano alcuna somiglianza con gli oggetti reali, da cui pur traevano origine: il disegno o carattere rappresentante una testa umana non assomigliava per nulla ad una testa .
  • La scrittura cuneiforme venne adottata, nel corso dei secoli, da tutte le popolazioni che svilupparono la loro civiltà nella Mesopotamia e nelle regioni circostanti: dai Sumeri ai Babilonesi, agli Assiri, agli Ittiti, ai Persiani e ad altri ancora. Nella seconda metà del II millennio a.C. essa raggiunse la sua massima diffusione poiché gli Assiri, pervenuti a grande potenza, l’avevano praticamente imposta, per i documenti diplomatici, a tutti i popoli del Vicino Oriente e persino agli Egizi.
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